È di questi giorni la notizia di uno stop momentaneo dei test clinici per il vaccino anti-Covid da parte dell’azienda farmaceutica AstraZeneca.

Per fare un po’ di chiarezza e cercare di interpretare nella maniera più corretta possibile questa notizia, abbiamo chiesto delucidazioni al Prof. Fabio Malavasi, esperto in Genetica Medica e membro del CdA di FRM.

“Un vaccino è un induttore di modulazione della risposta immunitaria nei confronti di un bersaglio definito. Questo significa che l’armamentario di risposte immunitarie cellulari e umorali di ciascun individuo viene guidato ad agire selettivamente nei confronti di un agente patogeno, nel caso attuale contro il virus Covid-19.

Al momento, vi sono oltre 100 candidati vaccini in preparazione nel mondo, di cui una quindicina già in valutazione su campioni umani. Questi vaccini differiscono principalmente per le modalità con cui il bersaglio scelto per ottenere una risposta specifica viene preparato (nel caso in questione, componenti della struttura virale nota come spike) e destinato ad esercitare il suo compito nell’individuo. Il problema successivo è quello di verificare se il vaccino è in grado di funzionare “bene”, termine ampio e generico che significa che deve essere efficiente e specifico nel fornire protezione ed anche indurre una attività che duri nel tempo. Al tempo stesso, deve funzionare senza provocare danni significativi nella popolazione.

Le diverse componenti della risposta immunitaria (una lunga catena che include cellule che presentano l’antigene scelto ed altre che cooperano per indurre produzione di anticorpi e sostanze solubili di difesa) sono sotto un controllo genetico individuale. Questo significa che le differenze tra le persone fanno sì che non si possa ottenere una risposta uguale per tutti. Per questi motivi, la parte più difficile della gestione di un vaccino è controllarne i differenti effetti in una popolazione più ampia possibile ed anche la più diversa in termini di costituzione genetica.  Siamo di fronte a un’epidemia e quindi è necessario analizzare gli effetti sulle popolazioni europee, americane, orientali e africane, destinatarie del vaccino.

Le Autorità Regolatorie sono assai rigide nel controllare questi risultati, in modo da fornire un prodotto vaccinale in grado di combattere il virus, ma al tempo stesso di non generare problemi laterali, le cosiddette “reazioni avverse”. Al momento non è dato sapere quale sia la reazione avversa osservata in uno dei 50.000 individui del campione esaminato dall’Università di Oxford e dall’azienda AstraZeneca. Tuttavia è tranquillizzante sapere che le modalità dello studio abbiano consentito di identificare la reazione. Ora rimane da vedere quali procedure verranno adottate per superarla.

La speranza per noi potenziali utenti del vaccino è che la stessa attenzione sia adottata durante le prove condotte in questo momento dai produttori di altri vaccini nel mondo.”

Per dettagli tecnici, si faccia riferimento a:

Emerging Pandemic Diseases: How We Got to COVID-19.

Morens DM, Fauci AS. Cell. 2020 Sep 3;182(5):1077-1092. doi: 10.1016/j.cell.2020.08.021. Epub 2020 Aug 15. PMID: 32846157