In occasione della XV Giornata nazionale del Malato Oncologico, promossa dalla FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), abbiamo chiesto al Dott. Libero Ciuffreda, Direttore dell’Oncologia Medica 1 della A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino, come l’epidemia da Covid-19, tuttora in corso, ha modificato l’attività assistenziale.

Negli ultimi due mesi, il mondo della Sanità è stato costretto a fronteggiare l’aumento esponenziale del numero di ammalati Covid-19, ma non sono venute meno le esigenze di sempre.

I Centri oncologici sono stati costretti a rivedere l’organizzazione e a rimodulare l’assistenza e la presa in carico dei pazienti e delle loro famiglie.

Presso il Centro Oncologico Ematologico Subalpino (COES) – Molinette e nel Reparto di Degenza Ordinaria (D.O.), ove sin dalla loro attivazione abbiamo cercato di fare dell’accoglienza uno dei capisaldi del nostro agire, sono saltate quelle modalità di approccio e di relazione che da sempre arricchiscono il rapporto équipe sanitaria-paziente-famiglia-caregiver.

Pensate soltanto a quanto timore incute il pre-triage, che opportunamente abbiamo allestito all’ingresso del COES e del Reparto: medici e infermieri con mascherine e guanti, talora con visiere o camici protettivi, pronti a misurare la temperatura corporea, a fare domande circostanziate sulla soglia della porta d’ingresso, su questioni cliniche, personali, anche intime, relative a contatti avuti con parenti o amici, sul luogo di provenienza, di residenza o di lavoro…insomma una vera rivoluzione che ci ha indotti a rivedere i percorsi anche all’interno dell’ospedale.

Dobbiamo spiegare ai parenti / caregiver che non possono accompagnare oltre i pazienti e, per un certo periodo, dovremo anche fare a meno della preziosa presenza a fianco dei pazienti delle Associazioni di Volontariato.

Inoltre, prima di ogni ricovero nel Reparto di D.O., i pazienti vengono sottoposti a tampone nasofaringeo e potranno essere ammessi soltanto se risultano negativi. In caso di positività, se asintomatici, tornano al proprio domicilio e vengono affidati al Medico di Medicina Generale – Servizio Igiene Sanità Pubblica (SISP) per i successivi controlli virologici, mentre nel caso di presenza di sintomi vengono ricoverati nei reparti Covid-19.

Come state affrontando la situazione, voi medici e operatori sanitari?

Per quanto cerchiamo di renderla poco evidente, si percepisce la paura anche degli operatori sanitari di essere contagiati o di essere loro stessi veicolo del virus a danno dei pazienti.

A tutto ciò si aggiunge l’ansia palpabile dell’attesa del risultato dei tamponi eseguiti a gran parte di noi, perché siamo stati a contatto con pazienti sospetti Covid o con colleghi che hanno contratto l’infezione. Un’ansia che inevitabilmente ogni operatore si porta a casa e molti, nel timore di contagiare i propri familiari, si sono posti in isolamento/quarantena fiduciaria.

In questi casi, al cambiamento dei ritmi e dell’organizzazione del lavoro, si è aggiunto lo stravolgimento delle relazioni affettive e parentali.

In altre parole, l’équipe sanitaria è stata travolta dall’emergenza, ma con altrettanta straordinaria forza ha reagito: abbiamo modificato il nostro stile di vita e il nostro lavoro quotidiano, si susseguono giorni convulsi, email, audio e video conferenze, vengono richiesti cambiamenti organizzativi repentini e la stanchezza avanza inesorabile. Tuttavia la fatica, anche quando ci sentiamo quasi sopraffatti dal lavoro, svanisce di fronte allo smarrimento e alla sofferenza che vediamo nei nostri pazienti. Allo stesso tempo, colleghi positivi al Covid-19 rimasti a casa o ricoverati, appena hanno potuto sono tornati a lavorare senza risparmiarsi e con rinnovato spirito di squadra.

Timori, stravolgimenti organizzativi e forse anche gestione talora criticabile dell’emergenza da parte di alcuni Enti preposti: cosa ne pensa?

 La fornitura di DPI è contingentata ma sufficiente per gli operatori, e anche ai nostri pazienti vengono fornite mascherine chirurgiche all’ingresso del COES, durante il pre-triage o durante il ricovero.

Dai primi giorni di marzo il nostro Reparto di Degenza Ordinaria – che ospita 14 letti, di cui 2 dedicati alla ricerca e in fase di Certificazione da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), per la sperimentazione per la prima volta nell’uomo di nuove molecole contro i tumori solidi – è stato trasformato in reparto Covid-19. Abbiamo messo a disposizione le nostre attrezzature, gli spazi e tutta l’équipe medico-infermieristica. In particolare, gran parte degli infermieri sono stati inseriti nei turni di assistenza, mentre gli specialisti oncologi del mio gruppo si sono messi tutti a disposizione della Direzione Sanitaria, che magistralmente ha gestito e continua a sovraintendere il percorso di rientro alla normalità, che sarà diversa da quanto eravamo abituati a vivere. L’andamento epidemiologico favorevole ci ha permesso da lunedì 11 maggio di riaprire il Reparto, riportando alla piena disponibilità del nostro Ospedale un numero di letti adeguato a garantire i ricoveri dei numerosi pazienti oncologici che si rivolgono all’Azienda Universitaria Ospedaliera Città della Salute e della Scienza.

Non voglio sottrarmi a un’eventuale analisi di quanto e come il nostro Servizio Sanitario Regionale ha risposto all’epidemia. Ritengo però, in questo momento, fondamentale concentrare tutti i nostri sforzi e le nostre competenze per contrastare la diffusione di questo terribile virus, con la sua nefasta scia di morti e di impoverimento economico e sociale.

Penso che avremo modo di esaminare con attenzione le scelte organizzative e politiche adottate, supportati da dati oggettivi e incontrovertibili. Anzi, rivolgo un appello a tutti i cittadini, affinché il senso di responsabilità e solidarietà collettiva prevalga.

Come far superare a un malato oncologico la paura che suscita questo terribile virus?

 I nostri pazienti sono attoniti, spaventati, ma non rassegnati. Sono consapevoli che ci stiamo occupando di loro con tutte le nostre forze.

La Direzione Generale, Sanitaria, del Dipartimento e della Rete Oncologica ci sono vicine e vivono in diretta con noi e i nostri pazienti le difficoltà, cercando di aiutarci a dare le risposte giuste a ognuno di loro. Vorrei sottolineare il ruolo straordinario dei nostri colleghi infermieri, che rendono il nostro compito meno gravoso e più agevoli le nostre risposte ai quesiti e alle paure dei pazienti.

Anche molte Associazioni e Fondazioni – e tra queste, la Fondazione Ricerca Molinette – hanno svolto la loro parte, raccogliendo fondi per l’acquisto di DPI, apparecchiature per le rianimazioni e per le attività di sostegno anche psicologico dei pazienti e degli operatori sanitari.

Il consiglio che ci sentiamo di dare ai nostri pazienti è quello di non temere e di continuare a seguire con ragionevolezza e fiducia i percorsi di cura, sapendo che ogni decisione verrà condivisa con loro, sulla base di una scala di priorità che tiene conto della biologia delle diverse neoplasie, delle loro condizioni generali e delle caratteristiche dei trattamenti indicati. L’imperativo etico che ci guida, ancor di più in questa fase di emergenza, ci impone di ottimizzare le risorse disponibili continuando a offrire il massimo servizio possibile.

I pazienti si trovano a dover affrontare la doppia sfida di resistere all’infezione e curare la loro patologia oncologica, in alcuni casi più pericolosa dell’infezione stessa. Le domande ricorrenti che ci rivolgono svelano il timore di essere contagiati e delle conseguenze che il virus potrebbe avere su di loro. La nostra struttura sta assicurando condizioni assistenziali che minimizzano il rischio di contagio tra i pazienti e tra gli operatori sanitari.

Bisogna considerare che un paziente oncologico positivo per Covid-19, sintomatico per malattia respiratoria o per altri sintomi correlati, non può continuare o iniziare il trattamento antitumorale (salvo casi molto sensibili alla chemioterapia, come può accadere nelle Leucemie Acute o alcuni Tumori Solidi).

Le paure e i timori dei pazienti e dei loro parenti si possono ridurre in modo significativo con l’adozione di percorsi differenziati per pazienti oncologici rispetto ai pazienti Covid-19 positivi o sospetti: sale operatorie e di diagnostica separate e personale dedicato ai pazienti con cancro.

Inoltre, nell’attuale situazione di emergenza sanitaria, svolgiamo in remoto attività ambulatoriali differibili, in particolare quelle di follow-up, la valutazione dei referti o la prescrizione di impegnative. Per ridurre gli accessi ospedalieri, quando i pazienti sono sottoposti a terapie orali croniche, previo controllo degli esami e colloquio telefonico, la terapia viene consegnata direttamente a domicilio del paziente attraverso un servizio interamente gratuitoInfine, non per importanza, assicuriamo un sostegno psicologico attraverso modalità telematiche o telefoniche.

Ci sono difficoltà nell’approvvigionamento dei farmaci per la chemioterapia e per le altre terapie? Quali cambiamenti ci sono stati nei protocolli di cura, di controllo e follow-up?

 Nessuna difficoltà, fino ad ora, nell’approvvigionamento dei farmaci.

Certamente, per quanto riguarda i trattamenti ospedalieri, ove possibile si prediligono quelli che comportano il minor impegno temporale e il minor numero di trasferimenti dal proprio domicilio, garantendo la coerenza con le più recenti Linee Guida.

Durante l’attesa negli spazi ambulatoriali o nelle stanze di Day Hospital, si deve garantire il distanziamento previsto dalle norme. Anche per questi motivi risultano fondamentali il rispetto dei tempi di prenotazione, di visita e di somministrazione dei farmaci antitumorali.

Per il proseguimento delle terapie oncologiche orali, fino al 31 luglio è possibile la consegna dei farmaci oncologici, gratuitamente a domicilio.

Le visite di controllo o di follow-up, quando possibile, vengono rimandate, previo rassicurante contatto telefonico e valutazione in remoto dei referti degli esami eseguiti.

Anche Il vostro lavoro di Ricerca immagino che non si sia fermato in queste settimane. Quali sono state le difficoltà?

Il lavoro di ricerca ha subìto nelle prime due settimane di epidemia una sensibile riduzione, sia per le difficoltà inevitabili di collegamenti con gli altri Centri e con le Company farmaceutiche, sia per la riorganizzazione dei nostri Uffici, che si occupano del coordinamento degli studi clinici di ricerca nazionale e internazionale. Stiamo recuperando e colmando alcuni ritardi e, in pratica, ormai i pazienti inseriti in protocolli di ricerca ricevono senza alcuna difficoltà le terapie e i controlli diagnostici previsti.

Il nostro Centro è inserito nell’Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza, che anche per norme regionali deve garantire ai cittadini prestazioni sanitarie di alta/altissima complessità, come ad esempio i trapianti d’organo o di midollo.