Grazie al sostegno di Fondazione Ricerca Molinette e ai fondi raccolti attraverso le edizioni 2017 e 2018 della Campagna “Un Baffo per la Ricerca, presso la Città della Salute e della Scienza di Torino è stato avviato a inizio 2020 – e prosegue tuttora – un importante progetto di terapia focale per il tumore della prostata.

La S.C. di Urologia delle Molinette si distingue per essere la prima, in Italia, a poter utilizzare un’innovativa tecnologia per il trattamento dei tumori prostatici, di cui ci parlano il Prof. Paolo Gontero e il Dott. Marco Oderda.

Il Dott. Oderda e alcuni membri dello staff della S.C. Urologia Molinette accanto al Koelis Trinity, apparecchio per le biopsie di fusione.

Fino ad oggi, la terapia chirurgica del tumore prostatico è consistita nell’asportazione radicale dell’organo, comunemente eseguita con il robot Da Vinci. Tuttavia, in casi molto selezionati di tumori piccoli e poco aggressivi, è possibile pensare a un trattamento meno invasivo, rappresentato da una terapia che tratti unicamente la zona della prostata coinvolta dal tumore: una terapia “focale”, appunto.

Grazie alla collaborazione con la ditta francese Koelis, l’équipe di Urologia diretta dal Prof. Gontero ha accumulato una grossa esperienza nel “mirare” le lesioni tumorali prostatiche individuate alla risonanza magnetica, nella cosiddetta “biopsia di fusione”. Il Prof. Gontero e il Dott. Oderda, suo collaboratore, sono autori di un lavoro che raccoglie la più grande casistica mai pubblicata sul tema. Oggi, sfruttando il progresso tecnologico, è stato sviluppato un sistema in grado di mirare le lesioni tumorali non solo con l’ago deputato alla biopsia prostatica, ma con un ago terapeutico che distrugge la zona interessata dal tumore con emissione mirata di microonde.

Saremo i primi in Italia a poter utilizzare questa tecnologia” ci spiega il Dott. Oderda “nell’ambito di uno studio sperimentale che selezioni molto accuratamente i pazienti”. Non tutti i tumori possono essere infatti trattati con terapia focale, ma solo quelli che sono visibili alla risonanza magnetica come lesioni uniche di dimensioni inferiori ai 12 millimetri, con aggressività medio-bassa. “Siamo molto felici di poter cominciare questo progetto” continua il Dott. Oderda “e fiduciosi che possa portare a buoni risultati oncologici, evitando al paziente spiacevoli effetti collaterali”.

Le undici procedure previste nel protocollo di studio saranno svolte in anestesia generale per consentire la massima precisione possibile, ma in futuro potrebbero essere anche eseguite in semplice anestesia locale, così come avviene per la biopsia prostatica di fusione.