In un periodo così critico, durante il quale tutta l’attenzione è rivolta all’emergenza Coronavirus, qui in Fondazione non vogliamo dimenticarci che la ricerca scientifica prosegue, silenziosamente, il suo corso.
Prossimamente lasceremo quindi spazio alla voce dei nostri ricercatori e delle nostre ricercatrici, che ci racconteranno come continua il loro lavoro, adattandosi al nuovo contesto, ma sempre con l’obiettivo di trovare nuove cure contro le malattie del nostro tempo e migliorare il benessere dei pazienti.

Questa settimana abbiamo chiesto al Prof. Francesco Novelli – attivo presso il Dipartimento di Biotecnologie molecolari e Scienze per la Salute dell’Ospedale Molinette – di spiegarci qual è stato l’impatto dell’emergenza Covid-19 sul suo lavoro e sul Team di ricerca (in foto), impegnato in un importante progetto di sperimentazione clinica per il trattamento del tumore del pancreas.

Il lavoro di ricerca del nostro laboratorio si concentra soprattutto sulla messa a punto di una strategia immunoterapeutica basata su un vaccino costituito da DNA esprimente la proteina alpha-enolasi, con il fine di riattivare il sistema immunitario di pazienti affetti da tumore pancreatico, cosicché producano anticorpi specifici e attivino cellule linfocitarie per aggredire le cellule tumorali.

L’attuale situazione di emergenza ha cambiato in modo importante il lavoro di tutta l’Università di Torino, che ha dovuto sospendere non solo le lezioni frontali, ma anche tutte le attività di ricerca che, ovviamente, non possono essere svolte da remoto.

Le attività in corso nel nostro laboratorio prima di questo periodo di emergenza, prevedevano sia test in vitro per saggiare vari parametri immunologici nei campioni da pazienti, che esperimenti in vivo per definire meglio la distribuzione e la durata del vaccino. L’attuale situazione ha avuto un forte impatto anche su queste ricerche sostenute dalla Fondazione; in particolare sono state sospese tutte le attività condotte in laboratorio e i trattamenti sugli animali, poiché il personale addetto può accedere ai rispettivi locali solo per motivi improrogabili, quali ad esempio il mantenimento degli animali ma non la sperimentazione.

La principale criticità che ne deriva, quindi, è l’impossibilità di continuare gli esperimenti programmati e necessari al completamento della documentazione richiesta da parte dell’Agenzia del Farmaco Italiana per l’approvazione del vaccino a DNA per la sperimentazione clinica.

Inoltre, molti dei reagenti normalmente utilizzati vengono acquistati da ditte altamente specializzate con sede all’estero e in diversi casi il rifornimento di alcuni di essi è ritardato. Questo probabilmente inciderà anche sulla ripresa delle attività, in quanto potremmo non avere a disposizione tutto il materiale necessario.

Nonostante la sospensione delle attività di ricerca abbia avuto un notevole impatto sull’organizzazione del lavoro di noi ricercatori, le nostre attività scientifiche continuano però senza sosta. In questi giorni di isolamento, il nostro impegno è focalizzato sull’elaborazione e sulla discussione dei dati raccolti, nonché sullo studio dei più recenti lavori pubblicati, per poter costruire e organizzare nuove strategie sperimentali anche nell’ambito delle ricerche finanziate dalla Fondazione. Inoltre, siamo quotidianamente impegnati nella redazione di manoscritti e di nuovi progetti di ricerca.

Dovendo rispettare le normative imposte dall’emergenza sanitaria, sono state comunque favorite le attività attuabili con un computer e a distanza. Infatti, con i miei collaboratori e collaboratrici ci teniamo costantemente aggiornati, sia tramite i classici canali di comunicazione come la posta elettronica e il telefono, sia attraverso video-conferenze che organizziamo con scadenza regolare. Le piattaforme online per video-riunioni si sono rivelate fondamentali per la continuazione dell’attività di discussione e analisi critica, così come per gli incontri di formazione, quali data report e seminari, a cui continuano a partecipare telematicamente tutti i membri del laboratorio, comprese le nostre studentesse il cui tirocinio era stato sospeso.

Il nostro gruppo di ricerca sta riuscendo quindi a rimanere in stretto contatto nonostante le distanze e il lavoro a casa, che implica in alcuni casi la solitudine e l’isolamento totale, ma in altri la compresenza di famigliari con esigenze lavorative e scolastiche che si devono necessariamente incontrare. Alcuni di noi residenti fuori Torino sono rimasti lontani dalle famiglie, altri hanno figli in età scolare con una gestione della didattica a distanza non sempre semplice, e infine non possiamo dimenticare i nostri impegni didattici fatti di lezioni video-registrate ed esami in modalità telematica.