In un periodo così critico, durante il quale tutta l’attenzione è rivolta all’emergenza Coronavirus, qui in Fondazione non vogliamo dimenticarci che la ricerca scientifica prosegue, silenziosamente, il suo corso.
Prossimamente lasceremo quindi spazio alla voce dei nostri ricercatori e delle nostre ricercatrici, che ci racconteranno come continua il loro lavoro, adattandosi al nuovo contesto, ma sempre con l’obiettivo di trovare nuove cure contro le malattie del nostro tempo e migliorare il benessere dei pazienti.

Oggi vi presentiamo la testimonianza della Dott.ssa Paola Durelli, dietista del team “Donne per le Donne”, che lavora alla ricerca sui tumori femminili indagando il legame esistente tra regime dietetico a restrizione calorica (associato alla chemioterapia) e risposta oncologica.

Anche durante l’emergenza Covid-19, il progetto prosegue. Continua l’arruolamento delle pazienti inviate alla S.C. Dietetica e Nutrizione Clinica delle Molinette dalle oncologie della Città della Salute e della Scienza di Torino e dell’Ospedale Cottolengo.
Attualmente stiamo seguendo alcune pazienti che hanno iniziato da meno di un mese la chemioterapia e che presentano valori dei globuli bianchi molto bassi. È stato chiesto loro di non uscire mai di casa, salvo che per il trattamento chemioterapico.

Al già intenso stress psicologico, dovuto alla necessità di affrontare una patologia neoplastica, si è aggiunta la situazione di stress collettivo dovuto alla pandemia di Covid-19.

Un paio di settimane fa, durante il primo colloquio, le pazienti si sono dimostrate molto motivate e serene. Oggi, dopo due settimane di restrizione calorica, le ho contattate di nuovo per informarmi sull’andamento della chemio, su eventuali sintomi dovuti alle terapie e su come procede la dieta. Lo schema alimentare che seguono prevede la rinuncia a tutto ciò che, come gli alimenti con zuccheri aggiunti, è normalmente definito come “comfort food”.
Nonostante i primi effetti collaterali dovuti alle terapie – quali nausea, stanchezza, dolori, cambiamento dei gusti, fastidio nel sentire l’odore del cibo – le pazienti hanno rispettato bene le nostre indicazioni.

Solitamente i controlli avvengono in ambulatorio, c’è la possibilità di vedersi, di sorridersi, di stringersi la mano: piccoli gesti apparentemente normali che, nei momenti più difficili, rappresentano un aiuto importante per non smarrirsi. Ora, usando solo il telefono e la mail, è più complicato trasmettere empatia e sostegno, coraggio e ammirazione per queste donne che lottano, chiuse in casa, a volte stanche, a volte senza appetito, a volte spaventate. La mia disponibilità è totale, loro sanno che possono chiamarmi sempre, in caso di bisogno, senza aspettare la data del controllo.

La presa in carico dura 6 mesi e prevede anche il movimento, ora del tutto sconsigliato all’esterno. Propongo loro di fare qualche esercizio in casa, di cercare qualche video-lezione con un po’ di musica, magari insieme ai figli o al marito, per ridere un po’ e intanto allenarsi.
Cerco io stessa delle proposte adatte e le suggerisco alle pazienti, per stimolarle.
Mi rendo conto della difficoltà che questo periodo sta creando a livello psicologico ed emotivo e cerco di sopperire con gli strumenti che posso attivare in prima persona.

Ci risentiremo tra un paio di settimane, sempre al telefono, per il monitoraggio. Ma sanno che possono chiamarmi quando vogliono.

Al termine di ogni colloquio, inserisco tutti i dati nel database di progetto e mi confronto con la responsabile per la S.C. Dietetica e Nutrizione Clinica, la Dott.ssa Etta Finocchiaro. Così possiamo risolvere prontamente le criticità e garantire la miglior aderenza possibile alla dieta.