METASTASI OSSEE E PREVENZIONE: una ricerca che guarda al futuro

La dottoressa Ilaria Roato è una biotecnologa, contrattista della Fondazione Ricerca Molinette grazie ad un importante contributo di Fondazione CRT. La sua ricerca rappresenta un punto di incontro tra il lavoro del laboratorio e l’osservazione clinica, oltre che un’importante possibilità per il futuro dei pazienti oncologici.

Dottoressa Roato, in cosa consiste la sua ricerca?

Il gruppo di ricerca di cui faccio parte è nato nel 2002 per studiare i meccanismi delle metastasi ossee nei tumori solidi. Negli ultimi 15 anni, la ricerca si è molto concentrata sullo studio delle metastasi ossee, perché coi miglioramenti dati dalla diagnosi precoce e dalle terapie, alcuni tumori sono diventati “patologie croniche”, con una probabilità maggiore di sviluppare lesioni secondarie nel corso del tempo. Infatti, lo scheletro risulta coinvolto in circa il 70% dei tumori mammario e prostatico, e nel 20-30% dei tumori polmonari e renali.

Le metastasi ossee possono svilupparsi a distanza di anni (anche dieci) con serie complicazioni, tra le quali fratture patologiche e compressioni midollari. La prognosi di pazienti con metastasi ossee è quasi sempre negativa, pertanto inizia a farsi strada l’idea di una possibile terapia preventiva.

Concretamente, cosa avviene in laboratorio?

Lavoriamo principalmente con i campioni di sangue dei pazienti oncologici. Una o due provette di sangue per noi sono sufficienti, e sono indispensabili per capire se si sta sviluppando una lesione prima ancora che questa sia visibile a livello diagnostico. Il problema è che molto spesso le metastasi si manifestano anni dopo la fine del percorso di follow up, per cui i pazienti “sfuggono” al nostro monitoraggio. Inoltre, è necessaria una stretta collaborazione con i clinici, che spesso, purtroppo, non hanno il tempo per attendere anche alle nostre richieste.

Parliamo di costi: quali sono le spese più ingenti che vi trovate a sostenere?

 Sembra strano, ma la questione più importante rimane quella burocratico-amministrativa. Ci capita di fare un ordine e di averlo bloccato per mesi solo per questioni logistiche, e questo ci fa perdere tempo prezioso. Per questo disporre di fondi presso un ente autonomo come la Fondazione Ricerca Molinette ci garantisce quell’autonomia e quell’efficienza necessarie per lavorare in modo efficace ottimizzando i tempi. Certo, se poi pensiamo che un topo da laboratorio immunodepresso arriva a costare anche 200 euro, è facile capire che i costi della Ricerca sono tanti e variegati.

Cerchiamo di fare quello che possiamo con le risorse a disposizione, ma a volte è davvero difficile. Il nostro gruppo di ricerca, che comprende anche il dr. Ferracini e la dr.ssa Belisario è uno dei pochi in Italia ad occuparsi di metastasi ossee, pertanto si avvale di collaborazioni con altri gruppi, in particolare con quello della Prof.ssa Grano, dell’Università di Bari. Auspichiamo di riuscire ad ottenere sempre più fondi per aumentare le conoscenze in questo settore e quindi apportare benefici alla vita dei pazienti tumorali.