Cardio-oncologia: quando la fiducia fa la differenza.

Agostino Ponzetti è un giovane ricercatore che lavora all’interno del reparto di Oncologia Medica 1 diretto dal Prof. Libero Ciuffreda. Parlando con Agostino è emersa la passione e l’impegno messo nel portare avanti la sua ricerca: oggi si occupa di cardio-oncologia e in questa intervista ci spiega in cosa consiste il suo lavoro e quanto sia fondamentale instaurare un dialogo diretto e un rapporto di collaborazione e fiducia con i pazienti.

Dottor Ponzetti, in cosa consiste la Sua ricerca?

La mia ricerca è un progetto di cardio-oncologia: l’obiettivo è quello di capire quali sono le complicanze che possono insorgere nei pazienti con tumore allo stomaco e al colon retto e che ricevono un trattamento oncologico in grado causare tossicità una tipo cardiovascolare (cardiotossicità). Vogliamo aumentare l’attenzione verso questi pazienti con la creazione di un laboratorio di Gastroenterocardiooncologia.

Quali sono le ricadute positive della Sua ricerca sui pazienti?

I pazienti che possono beneficiare di questo tipo di valutazione sono sia quelli in fase di cura sia quelli che sono già stati curati. L’obiettivo è quello di arrivare a prevedere eventuali cardiotossictà e intervenire nella maniera più rapida ed efficace qualora queste si verifichino: a questo scopo sono quindi state attivate delle collaborazioni con i colleghi internisti e cardiologi per riuscire a dare una risposta rapida e precisa a ciascun paziente considerando la sua situazione clinica nel complesso.

Nella ricerca di tipo traslazionale il contatto con il paziente è molto frequente e questo ci consente di sperimentare in modo diretto e nel più breve tempo possibile i passi avanti fatti in laboratorio.

Quando ha deciso di diventare ricercatore? Dovendo fare un primo bilancio rifarebbe questa scelta?

Ho scelto di diventare medico in parte grazie al fatto che i miei genitori lavorano nell’ambiente sanitario: loro mi hanno trasmesso la passione per questo settore. La scelta di fare oncologia, poi, è stata dettata dal mio tirocinio nel reparto di Oncologia Medica 1 delle Molinette dove sono rimasto molto colpito dalla grande attenzione che si presta sia agli aspetti clinici sia a quelli scientifici, e dall’importanza data all’aspetto umano e psicologico del rapporto con il paziente.

Rifarei assolutamente la mia scelta. Questa è una professione in cui si può far parte in maniera attiva di momenti importanti di una persona: spesso ci si trova davanti a situazioni gravi e il coinvolgimento emotivo è innegabile, anche se attualmente abbiamo molti strumenti per poter intervenire in modo mirato ed efficace.

Quanto è importante nel percorso di guarigione il rapporto medico paziente?

Il lato umano è sicuramente fondamentale: ci occupiamo tutti i giorni di rendere consapevole il paziente di delle varie opzioni di terapia ed è importantissimo scegliere insieme il percorso di cura più adatto. Relativamente alla mia ricerca, sicuramente avere un rapporto di collaborazione e fiducia con il paziente può dal punto di vista psicologico aiuta ad affrontare l’insorgere di complicanze dovute alla malattia o alla cura (come ad esempio le cardiotossicità).

Quanto è difficile fare ricerca al giorno d’oggi? Quanto influisce questa instabilità nella sua attività quotidiana di ricercatore?

Questo è un periodo di forte incertezza e il sostegno alla ricerca dovrebbe essere incrementato. La mancanza di fondi ci obbliga a dare priorità a quei progetti che sono più importanti al momento e purtroppo molti rimangono scoperti finanziariamente. Dall’altro lato questa incertezza è per me un grosso stimolo per puntare a fare bene ciò che si può fare con gli strumenti che abbiamo a disposizione.