MUTAZIONI GENETICHE E TUMORI – Intervista alla dott.ssa Carmen Cristiano

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La dottoressa Carmen Cristiano è una borsista della Fondazione Ricerca Molinette. La sua ricerca rappresenta una possibilità importante per i pazienti oncologici, permettendo di sostituire interventi invasivi con analisi più semplici ma altrettanto efficaci. In questa intervista ripercorriamo il suo percorso e la sua Ricerca.

Dottoressa Cristiano, in cosa consiste la Sua ricerca?

Mi occupo di studiare le mutazioni genetiche che si verificano nel DNA delle cellule sanguigne di quei pazienti che sono affetti da tumore del colon. Il fine di questa ricerca è quello di evitare di dover effettuare indagini invasive come la biopsia, sostituibile con un semplice prelievo del sangue.

Quali sono le ricadute positive della sua ricerca sui pazienti?

Sicuramente evitare al paziente un intervento così invasivo come la biopsia è un grande passo in avanti. Uno dei nostri obiettivi è anche quello di personalizzare il più possibile la cura e terapia sulle specifiche caratteristiche biologiche: in particolare vado a ricercare le risposte del sistema immunitario del singolo paziente, prima e dopo la terapia oncologica, nell’ottica del miglioramento e della massima personalizzazione della terapia stessa.

Ci può parlare del suo percorso di studi?

Ho conseguito una specializzazione in Patologia Clinica e un Master sulle sperimentazioni cliniche. Dopo un’esperienza in un laboratorio privato, nel 2005 sono arrivata alle Molinette. Qui ho incominciato all’interno dei laboratori di ematologia, focalizzandomi sulle leucemie e mielomi. Da quasi 10 anni porto avanti le mie ricerche nel laboratori di biologia molecolare cellulare, occupandomi di tumori solidi in stretta collaborazione con il reparto di oncologia. In questi anni mi sono focalizzata sui tumori al polmone e attualmente, con questa borsa di ricerca, mi occupo del colon.

Quanto è importante l’aspetto umano nel suo lavoro?

È ovviamente il medico che stabilisce quali sono i pazienti che possono rientrare all’interno del protocollo di ricerca. ma dal punto di vista psicologico e umano, oltre che per la ricerca in sé, è per me fondamentale sapere chi è il paziente e avere un riscontro sulle sue condizioni di salute. Questo è facilitato dal fatto che alle Molinette i laboratori sono a pochi piani di distanza dai reparti di degenza.

Quali sono le principali difficoltà da affrontare?

Ad oggi i fondi per la ricerca sono davvero pochi, non solo per retribuire il lavoro di noi ricercatori ma anche per riuscire a comprare il materiale indispensabile per le ricerca stessa. Noi abbiamo la fortuna di lavorare in un ospedale universitario, dove si mette il paziente al centro del lavoro del ricercatore. I fondi sono necessari non solo per trovare cure innovative ma soprattutto per fornire al paziente delle cure mirate e adeguate alla sua storia clinica e alle sue esigenze. La nostra sfida oggi è questa.

Dovendo fare un primo bilancio rifarebbe questa scelta?

Dal punto di vista economico noi ricercatori siamo in una condizione di precarietà continua. Questo mi preoccupa molto ma rifarei sicuramente questa scelta professionale. Il mio lavoro mi soddisfa tantissimo e i risultati che si ottengono mi portano ad essere ogni giorno più convinta dell’importanza di quello che faccio.