Un lascito che cambia la vita

L’architetto Domenico Negri è nato a Torino nel 1928. La sua vita professionale lo ha visto presente in Spagna, Nord Africa e Medio Oriente fino ad approdare in Qatar, paese in cui ha vissuto dal 1977 al 2008. Grazie ai suoi lavori, conosciuti e apprezzati ovunque, è stato insignito dell’onorificenza come Commendatore dell’Ordine della Stella d’Italia dal Presidente della Repubblica.

Oggi è tornato nella sua città d’origine, e il legame con Torino è così forte che ha scelto, insieme alla moglie Ortensia, di destinare un lascito alla Fondazione Ricerca Molinette: un gesto concreto che renderà possibile ai gruppi di ricerca dell’ospedale di continuare i loro preziosi studi, concepiti secondo il modello di integrazione tra la componente Clinica e la Ricerca.

domenico_negri Architetto, la sua vita si può definire senza dubbio “atipica”. Si è laureato in Architettura nel 1959, dividendo le sue giornate tra il lavoro a tempo pieno e lo studio. Ha poi iniziato a lavorare a Torino, finché – a causa della difficile situazione politica – ha deciso di lasciare l’Italia nel 1977, per arrivare in Qatar. Che cosa ricorda con maggior piacere di questa lunga esperienza?

L’esperienza in Qatar è stata sicuramente una delle più belle dal punto di vista professionale. Uno dei primi progetti veramente importanti di cui mi sono occupato è stato la costruzione della villa di Hussein Al Fardan. Questa è stata per me una grande sfida: la complessità della struttura e soprattutto le sue dimensioni, inusuali rispetto agli standard italiani, hanno richiesto un notevole salto di livello per ciò che riguarda la progettazione. È stata una grande soddisfazione portare a termine questo progetto.

 

Un torinese illustre, Camillo Benso conte di Cavour, scelse di lasciare una parte dei suoi beni (cinquantamila lire dell’epoca) alla città di Torino, per costruire un asilo pubblico in uno dei quartieri all’epoca più marginali, Porta Nuova. Lei e sua moglie, invece avete deciso di sostenere le sorelle dell’Istituto Flora, ma soprattutto la ricerca scientifica dell’ospedale di Torino: cosa vi ha spinto a questa scelta?

Sicuramente la nostra vita, la mia e quella di mia moglie, sono state profondamente segnate dal nostro lavoro che ci ha fortunatamente permesso di vivere senza particolari preoccupazioni. Abbiamo deciso di destinare il nostro lascito alla Fondazione Ricerca Molinette perché nutriamo una profonda fiducia nella ricerca svolta all’interno dell’ospedale della nostra città e nei risultati che questa può garantire per le generazioni future. Siamo fortemente convinti che questo nostro gesto possa essere d’aiuto per la società.

Scegliere di fare un testamento solidale significa contribuire a costruire un mondo in cui la ricerca possa riuscire a sconfiggere le malattie del nostro tempo, ma anche tramandare un insieme di ideali e valori. Quale messaggio di augurio vuole lasciare ai nostri ricercatori?

Ai ricercatori voglio augurare di poter proseguire il loro lavoro nelle migliori condizioni possibili, riuscendo così ad ottenere risultati traducibili in nuove cure innovative per i malati. A loro vanno i nostri migliori auguri, da parte mia e di mia moglie.

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